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Ël Mercà dij Busiard

  

Bisognava essere un po' “BUSIARD” per essere un buon mercante; nell'astigiano, la parola riferita ai “negoziatores”, ha origini remote. La ritroviamo nel 1600 e nel 1700, quando “el mercá dij busiard” assunse una precisa fisionomia con la vendita-scambio di svariati oggetti di antiquariato.

Nei tempi attuali, il consumismo ha sovente ignorato arredi e oggetti antichi e vecchi, distruggendo testimonianze di storia e cultura della nostra vita e del nostro lavoro.

Il “MERCÀ”, proposto oggi dal Comitato Palio della CATTEDRALE, oltre a vitalizzare una delle piazze più belle, della città è stimolo a possedere oggetti di antiquariato, splendide cose di un tempo, calda bellezza di ogni casa moderna.


I MERCANTI – BANCHIERI ASTIGIANI NEL MEDIOEVO


La storia politico-militare dell'Asti Comunale è legata agli interessi economici della Città ed alle sue necessità di espansione. Racconta Ogerio Alfieri che, grazie al commercio ed alle attività finanziarie dei “mercatores” astesi, la Città fin dai primordi del medioevo era ricca di “begli abitanti” e di “bei palazzi”. I vescovi di Asti ottennero, tra la fine del sec. X e l'inizio dell'XI grandi privilegi e facilitazioni sulle strade dell'impero da parte di Ottone III e di Corrado II.

La città ebbe in quel periodo una grande espansione commerciale, essendo situata sulle strade romane del traffico, le quali, attraverso i valichi del S. Bernardo, del Monginevro, del Moncenisio, portavano alle vie “francigene”. Era il periodo delle Crociate, delle repubbliche Marinare, che usufruivano di queste vie per il transito, lo smistamento di merci dai paesi del Nord verso Roma e l'Italia meridionale.

Asti concentrò una parte notevole del traffico di merci provenienti da Genova, da Savona, da Noli, da Varazze, da Albenga, soprattutto verso le fiere ed i “centri” produttivi dello Champagne e delle Fiandre.

L'importanza e la varietà del commercio astigiano nel medioevo è sottolineata dai “beni” descritti negli Statuta Revarum (1377), beni sottoposti a dazio. Per le stoffe si indicano 47 tipi diversi di “panni”, provenienti da ogni parte d'Italia, d'Europa e d'Oriente. Il commercio favorisce una grande disponibilità di denaro, dovendo acquistare  vendere in località diverse e lontane; si sviluppa, di conseguenza una notevole attività di cambio.

Il mercante astigiano diventa mercante-banchiere.

Abile nei cambi e nei prestiti, fonda “casane” in tutti i grandi centri commerciali dell'Occidente e del Mediterraneo. Qui confluiscono le attività commerciali astigiane, legate alla patria astese con associazioni di cui fanno parte membri della stessa famiglia o di quelle unite da vincoli di interesse o di parentela. Queste famiglie, elevano in città, caseforti e torri, di cui abbiamo ancora splendida testimonianza; le loro funzioni sono di dimora e di difesa.

La base dell'attività economica è sempre il commercio e gli astesi cercano alleati per tenere aperte le vie verso il mare e i paesi d'oltralpe.

Fin dal 1098, uno dei primi atti riguardanti l'ordinamento del Comune è rivolto all'organizzazione dei valichi e del transito verso il Nord. (Patto con il Conte Umberto di Moriana per il transito al di qua e al di là dei monti - Codex astensis – cit., III p. 747, n. 707).

Le vie che portano al mare sono garantite dall'alleanza con il Marchese Ottone Boverio (1149) e permettono il transito da Asti alla valle Belbo ed ai marchesati di Cortemilia, Ceva, Savona, che aprivano altre vie verso il mare (Daviso di Charvenson – I pedaggi delle Alpi Occ. Nel Medioevo – Torino 1961 – P. 66).

Lungo queste strade, protette e difese con lungimiranza politica e militare, gli astesi sono presenti nei porti d'Africa e d'Oriente, viaggiano su navi genovesi spesso noleggiate appositamente, ma soprattutto, hanno rapporti economici al di là delle Alpi, nelle Fiandre, nel Brabante, nell'Hainaut, in Olanda, in Provenza: gli Asinari a Friburgo e Ginevra, i Pelletta a Lucerna e Zurigo, i Guttuari nella zona tedesca, i Roero, i Troia, gli Asinari  a Treviri, Colonia, Bruxelles.

La storiografia astigiana va via via affrontando i fenomeni sociali ed economici che sono alla base della nascita, dello sviluppo e della decadenza del Comune medioevale per conoscere in modo più organico ed unitario la storia della nostra città.