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Tesori nel Recinto dei Nobili

PALAZZO MAZZOLA

Edificato su una struttura medievale (come testimoniano le fondazioni e le tre finestre ogivali occluse prospicienti la via Buon Pastore), occupa l’isolato compreso tra via dei Varroni, via Massaia e via del Buon Pastore. La sua importanza nel panorama della storia medievale ad Asti è data tuttavia dal ruolo attuale che ricopre: è infatti sede dell’Archivio Storico Comunale della città dove sono custoditi alcuni dei più importanti documenti do epoca medievale. Il documento più antico risale al 947. Per i secoli dal X al XIV, a testimonianza dello sviluppo e del decadere del potente comune medievale, si conservano, oltre alle numerose pergamene, il Codex Astensis e il Codice Catenato, due codici pergamenacei risalenti al XIV secolo. Il Codex Astensis (380 carte legate in 45 fascicoli) noto anche come Codice Malabayla, si configura come vero e proprio liber iurium, raccolta di diritti della città di Asti, suddiviso in cinque parti: la Cronaca di Ogerio Alfieri, i privilegi e diplomi imperiali concessi al Comune, i documenti relativi ai territori ultra Tanagrum, quelli relativi alle terre citra Tanagrum e una quinta parte contenente diversi atti e scritture. Il manoscritto, in elegante e professionale minuscola cancelleresca, presenta capilettera riccamente ornati ed è corredato da 105 miniature: le prime 6 raffigurano personaggi illustri della città e dell’impero mentre le rimanenti 99 illustrano i territori intorno alla città. Molto interessanti e utili sul piano della conoscenza della geografia storica del territorio astigiano sono le carte 19 e 20 che contengono una mappa topografica con raffigurati i 164 castelli e le terre soggette ad Asti.Il Codice Catenato (204 carte con rubriche in rosso) contiene gli Statuti della città, rielaborati a partire dal 1379 quando la città si trovava sotto la dominazione di Gian Galeazzo Visconti che li riconobbe come leggi della città. Questi statuti derivano da un vecchio codice preesistente al XIII secolo, noto come Liber Vetus o Vetus Volumen. L’attributo “Catenato” deriva da una caratteristica della sua legatura: la copertina, in legno foderato di cuoio, è infatti ornata con una catena in ferro mediante la quale il volume veniva affisso all’albo pretorio per rendere possibile la consultazione ai cittadini.

Significativi anche i sigilli medievali conservati presso l’Archivio Storico, tra cui il sigillo in cera raffigurante San Secondo a cavallo, datato 1290.

 

PALAZZO E  TORRE DEI NATTA

 In via Natta, all'angolo con via Milliavacca, sorge una torre che con il vicino palazzo formava una casa-forte molto ben munita e solida. È probabile che i Natta ne siano diventati proprietari in un secondo tempo, forse intorno al XVII secolo. La casa-forte con torre annessa è fatta costruire, probabilmente, da Guglielmo Natta verso la fine del XIII secolo: come per la casa Pelletta la struttura medievale del palazzo è stata rimaneggiata, sono state  chiuse le antiche finestre e ne sono state aperte delle nuove. Sono tuttavia riconoscibili gli archi delle vecchie finestre in cotto e arenaria e il portone d’ingresso ha ancora l’antica struttura ad arco acuto. A giudicare da queste strutture doveva trattarsi di un palazzo elegante. La torre sebbene abbassata e rimaneggiata anch’essa come il palazzo, appare ancora oggi come una robusta costruzione.

 

 

 

 
 

PALAZZO PELLETTA

In via Natta, nel tratto di strada compreso tra via San Giovanni e via Giobert, si incontrano tre edifici appartenuti a tre importanti famiglie: Pelletta, Natta e Asinari. 

Palazzo Pelletta è sito all’incrocio nord con via Migliavacca: sebbene creduto per molto tempo di proprietà dei Natta, l’analisi di molte lapidi infisse indicanti il nome dei Pelletta nei muri ha provato l’errore di attribuzione. Il palazzo è stato rimaneggiato esternamente: della facies medievale si riconoscono gli ampi finestroni del secondo piano e i resti dell’ingresso ad arco acuto del piano terra su via Natta.

 






PALAZZO VERARIS –ASINARI

Costruito in arenaria e mattone, faceva parte di un complesso edilizio più vasto di architettura gotica, comprendente le vie Cattedrale, Giobert, Natta e Milliavacca. Nel 1620, il conte Aurelio Asinari di Costigliole d'Asti, constatò che la famiglia si sarebbe estinta a causa della presenza di solo discenti femminili.

Essendo due delle tre figlie del conte (Barbara e Camilla ) monache clarisse in Asti, nel testamento del 24 maggio 1620, il conte lasciava l'intero patrimonio della famiglia alla primogenita Aurelia Ottavia , a patto che il genero assumesse nome e stemma Asinari

Quando la primogenita si sposò con il cavaliere Giovanni Antonio Verasis, venne investito del feudo di Costigliole d'Asti e tutti i possedimenti della famiglia Asinari.

Nel 1933 la casa che apparteneva agli eredi Guglielminetti, venne messa all'asta dal tribunale di Asti.
La acquistò la Cassa di Risparmio di Asti e la donò al Comune di Asti che tuttora la utilizza come sede del conservatorio "G. Verdi".

 

 
PALAZZO FALLETTI

L'aspetto attuale dell'edificio non rispecchia più quello dell'antica casa-forte dei Falletti e modifiche di epoca rinascimentale si devono ai marchesi Incisa di Santo Stefano. Il portale presenta montanti ornati da belle candelabre e cimati da capitelli sorreggenti l'imbotte scandito da rosoni.


TORRE SOLARO

Sull’angolo sud-ovest tra via Giobert e via Carducci si trova la torre che faceva parte del complesso degli edifici appartenuti alla Famiglia Solaro:la parte nord dell’isolato, che comprendeva a sud il complesso di Sant’Anastasio, era stato lasciata dal monastero alla famiglia Solaro al suo ritorno nel1304 aseguito di un esilio durato un anno. Motivo di questo esilio erano state le lotte tra le due fazioni guelfe e ghibelline che avevano causato numerosi disordini nella città. La famiglia Solaro era stata cacciata nel 1303 e dopo un anno era riuscita a ritornare in città grazie soprattutto al sostegno di Alba. Ritornati in città, con la promessa di protezione e di opere di fortificazione, si erano stabiliti nell’area di Sant’Anastasio e lì avevano ricostruito il loro palazzo con annessa torre. La torre è l’unico resto di quello che doveva essere un imponente compresso edilizio: una struttura solida con finestre con l’arco decorato in cotto e arenaria.La parte superiore è frutto di un rimaneggiamento successivo.

 

 

 

 

 

 

 

 


PALAZZO BUNEJ

Sede del Vescovado fin dal XV secolo, palazzo Bunej si trova sull’angolo sud-ovest tra via Carducci e via Mons. Rossi. Si tratta di un imponente complesso edilizio del XIII secolo, ben munito di opere di difesa. Alle due estremità si innalzavano due torri: quella est è quella che ha subito più rimaneggiamenti in quanto più esposta agli attacchi esterni. Va detto che in quest’area si svolsero numerose lotte durante il periodo di guerre civili tra XIII e XIV secolo a seguito delle quali il palazzo dovette subire interventi di restauro; la torre venne abbassata alquanto presto. La torre occidentale si conservò molto meglio: abbassata intorno al 1814, era rimasta integra ed era merlata sugli angoli; come aspetto ricordava la torre di San Bernardino. Per quanto riguarda il palazzo sono presenti numerose testimonianze dell’antica struttura: si possono infatti notare i resti di finestre bifore,monofore in cotto e arenaria molte di queste occluse, e un importante ingresso con arco ogivale e chiave di volta in arenaria.

 

 

 

 

PALAZZO MAZZETTI

Il palazzo è stato costruito sul sedime di diverse case-forti medievali. Nel 1442, compare un atto di acquisto di beni e fondi della famiglia Turco, da parte dei Mazzetti di Frinco. È in base a questo documento che il Gabiani ipotizza anche la cessione del Palazzo, anche se nell'atto non ne viene fatta alcuna citazione. E’ probabile, che prima della costruzione, esistessero delle piccole abitazioni, poco per volta acquistate dai Mazzetti, e nel seicento, cominciò l'accorpamento degli stabili con la costruzione del Palazzo. Nel 1730 ci fu la realizzazione della galleria al primo piano, e proseguì nel 1751 con la realizzazione della facciata, dell'atrio, dello scalone e degli ambienti a est della galleria. Acquistato dalla Cassa di Risparmio di Asti del 1937, tre anni dopo questa concesse al Comune di allestirci il Museo ela Pinacoteca Civica. Dal dicembre 2011 è completamente aperto al pubblico.

 

 

 

 

 



CRIPTA E MUSEO DI SANT’ANASTASIO


La Criptadi Sant'Anastasio è una costruzione sorta al di sotto del complesso religioso altomedievale di Sant'Anastasio (abbattuto nel 1907).

Mentre nell'area ovest del museo è presente la cripta ed i contigui resti archeologici, la zona est conserva resti lapidei di pertinenza del sito di Sant'Anastasio, a cui si aggiungono elementi dell'area cittadina tra il VII secolo e XVI secolo:

  • lapide funeraria romana
  • capitelli in arenaria del XII secolo di provenienza della seconda chiesa romanica di Sant'Anastasio, di ispirazione genovese e milanese
  • capitelli e mensole provenienti dalla chiesa gotica della Maddalena (demolita nell'Ottocento), un tempo situata nel Rione San Silvestro nelle adiacenze del Castelvecchio
  • elementi archeologici e scultorei provenienti da varie chiese astigiane
  • stemmi, angolari e cantonali provenienti da torri e case-forti della città.

 

PALAZZO ALFIERI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Palazzo Alfieri è un edificio di Asti molto conosciuto in quanto casa natale del poeta Vittorio Alfieri. Il palazzo in stile barocco, è situato in corso Alfieri nel rione Cattedrale ed è la sede del Centro Nazionale Studi Alfieriani.Si presenta come un parallelepido lungo una cinquantina di metri che si affaccia sul corso Alfieri.La facciata è imponente ,con una lunga serie di finestre al piano nobile che comprende gli appartamenti e la camera natale di Vittorio Alfieri , che visse in questa casa fino all'età di cinque.

Tutte le sfaccettature architettoniche del cortile , ne accrescono e ne enfatizzano la struttura. Oltre a questo vi sono due porticine laterali. Una a destra che porta verso l'ala trasversale del palazzo, e l'altra a sinistra che si apre sul giardino.

 

PIAZZA FRATELLI CAIROLI

Per erigere il monumento a Re Umberto I°, era necessaria una piazza e per l'interessamento del Conte Leonetto Ottolenghi furono abbattute vecchie costruzioni per far posto alla piazza in questione. Per diverso tempo si tennero anche le manifestazioni di "commemorazione patriottica della campagna 1859". La piazza è rimasta intatta nel corso degli anni.